< A Satyananda
08.11.2015 17:11 Età: 5 yrs
Categoria: Esperienze

Sri Satyananda: una storia d'amore

di Alessandro


La prima volta che vidi Satyananda fu....in un sogno !!!  Mi trovavo in vacanza in Umbria, dove stavo visitando assieme a Laura  ( mia compagna di allora e madre di Luca, nostro figlio),  i luoghi francescani ; una mattina poco prima del risveglio, preannunciato dalla lunga vibrazione di un  OM,  mi apparì in sogno un uomo di evidenti  fattezze indiane ( che inizialmente scambiai ingenuamente per Osho) , vestito con una tunica bianca, che mi diceva, "forza, alzati, è tardi, in piedi !!!";  subito dopo, nella scena successiva del sogno, lo stesso uomo camminava avanti e indietro in un cortile, accompagnando ogni passo con un battito delle mani, ora davanti, ora dietro la schiena , con fare giocoso.


Appena svegliato raccontai l' episodio a Laura e, senza dare troppa importanza all'accaduto, ci mettemmo in marcia per Assisi.  Dopo una visita al paese, decidemmo di andare a visitare l'eremo delle carceri, poco distante da lì ma, durante il tragitto, sbagliammo strada. Non ci accorgemmo subito dell' errore, ma dopo qualche chilometro dovemmo arrenderci di fronte all'evidenza e decidemmo di fare inversione di marcia per  tornare sui nostri passi.  Mentre facevamo manovra  per tornare verso Assisi, alzammo lo sguardo e vedemmo , proprio di fronte a noi un cartello che indicava: “SADHANA ASHRAM”,  stupiti ed incuriositi allo stesso tempo, decidemmo di seguire questa indicazione e , avventurandoci nelle campagne intorno a San Presto, arrivammo all’Ashram.


Entrammo in punta di piedi  ed  in silenzio;  fu come arrivare in un angolo di paradiso in terra!!!   Era una giornata estiva splendente di sole, immerse in un silenzio che regnava sovrano, alcune persone stavano lavorando nei campi.  Inizialmente nessuno ci notò, e noi rimanemmo in contemplazione, rapiti dalla bellezza del luogo ,poi, ci accolse Piero  che ci accompagnò a visitare l'ashram.   Arrivammo alla sala di meditazione dove, tra le altre, riconobbi subito l'immagine di Ramana Maharshi ( di cui avevo appena letto i 40 versi sulla realtà) ; non appena ne elogiai la figura e la grandezza, Piero scomparve, come richiamato da qualcosa di irresistibile, e noi rimanemmo raccolti per qualche istante nel meraviglioso silenzio di quella stanza.  Al suo ritorno ci disse, con nostra grande gioia, che, se avessimo voluto, il maestro ci avrebbe ricevuto il giorno dopo nel primo pomeriggio.


Il giorno dopo , puntuali, ci presentammo all'appuntamento e, mentre eravamo in attesa di essere ricevuti, Lo intravidi…era vestito di bianco,  faceva avanti indietro nel cortiletto davanti alla sua abitazione a grandi passi, dondolando le braccia avanti e indietro e battendo le mani ad ogni passo, giocoso ed impaziente come un bimbo ; proprio come nel sogno!!!
Così, in quello splendido pomeriggio d’estate  avvenne il nostro incontro e fu subito...amore a prima vista!!! Per l 'esattezza non dovrei parlare di primo incontro, in quanto, come lo stesso Satyananda  precisò',  noi non ci incontravamo per la prima in quel momento, bensì',  ci ritrovavamo dopo tanto tempo.  In effetti, per me,  incontrarlo mi aveva fatto esattamente questo effetto :   era come essere ritornato a casa, ritrovare finalmente qualcuno che ti è intimamente caro,  che ti è amico, fratello,  padre e madre e per cui provi un'intima vicinanza e prossimità' .

Quello fu un pomeriggio indimenticabile.  Sri Satyananda ci parlò a lungo , come suo solito, ci mise a nudo, ci lesse dentro in profondità , sembrava ci conoscesse da una vita e, ogni volta che iniziava un discorso , era come se si riallacciasse a qualche concetto o discussione che avevamo fatto sino ad un momento prima.  Mangiammo assieme a lui e a tutti i presenti nell'ashram, che nel frattempo avevano interrotto le abituali attività e si erano raccolti attorno a Satyananda, , una dolcissima anguria, dolcissima e rinfrescante come quel pomeriggio in compagnia del Maestro .

Quando arrivò il momento dei saluti, improvvisamente Satyananda,  con un soprassalto, ci disse: “dovete assolutamente andare a Spello per conoscere Carlo Carretto”.  A quel punto ci congedammo con già nel cuore il desiderio e la speranza  di poterlo incontrare nuovamente.  Non dimenticherò mai, il sonno ristoratore che seguì quell' incontro : il sonno ristoratore di una persona completamente appagate e felice.


Naturalmente seguimmo il consiglio di Satyananda e nei giorni successivi andammo a conoscere Carlo Carretto nella comunità da lui fondata a Spello.  Al nome di Satyananda, grande amico di fratello Carlo, le porte si aprirono e fummo rapidamente condotti da lui.  Anche questo fu un incontro straordinario di cui  devo ringraziare Satyananda.  Conobbi una grande persona, la cui bontà ed il cui amore, emanavano dal suo corpo e dalla sua voce incredibilmente calda, potente ed allo stesso tempo dolce ed amorevole. Un’autentica forza d’amore.  E fu questa voce così profonda ed inconfondibile che mi fece comprendere perché Satyananda volle che lo incontrassi : quella voce e quella figura le ricordavo distintamente !, le avevo sognate qualche tempo prima senza minimamente comprendere di chi si trattasse realmente. Durante il nostro primo incontro all' ashram,  Sri Satyananda mi aveva così profondamente letto dentro, fino nel mio inconscio, da riconoscere chiaramente  il segnale che derivava da questo sogno.  Ero stupefatto!!! Erano giornate magiche !!!


Fratello Carlo non è l’unica persona straordinaria che ho conosciuto grazie a Satyananda,  posso citare Swami Chitananda (che ci ricevette in udienza privata durante il nostro pellegrinaggio in India in occasione del centenario della nascita di Sri Ma), Sakya Trizin (capo della scuola Kagyu del buddismo tibetano, che ci ricevette in occasione del medesimo viaggio dandoci un bell’insegnamento circa l’indissolubilità di saggezza e compassione), Raphael, che  conobbi durante uno dei pochi  Samyam cui ho partecipato, ma, nessuno ha mai suscitato in me  l’emozione ed i sentimenti che provavo di fronte Satyananda.

Essere in sua compagnia era un’esperienza straordinariamente unica ed intensa.
Allo stesso tempo,  Satyananda  poteva mostrarsi  tenero ed innocente come un bambino (che avrei voluto tenere in braccio e coccolare),  oppure mostrarsi  come una divinità terribile, capace, da una distanza siderale, di scandagliare nel profondo la mia anima  (il che mi faceva  tremare come una foglia) . Non sempre era facile stargli vicino, la sua purezza adamantina non ammetteva compromessi e faceva emergere, nonostante i miei accurati tentativi di occultarle, tutte le mie debolezze e le mie contraddizioni . Nel tempo, imparai che l'unico atteggiamento possibile di fronte a Satyananda, era quello di una totale apertura fiduciosa nei suoi confronti, di un totale abbandono ,dovevo mostrarmi senza veli e falsi pudori,   nudo, senza che lui fosse  obbligato altrimenti a smontare i castelli di carta costruiti dalla mia mente : in questo modo i miei conflitti interiori si placarono e potei  godermi maggiormente la presenza del Maestro ed i periodi che trascorsi all’Ashram.

Stare vicino al maestro, significava essere catapultati fuori dal tempo e dai condizionamenti. Non esistevano stanchezza, fame, sete, sonno, capaci di contenerlo o di condizionarne l’azione. Lui era oltre tutto ciò e chi lo accompagnava veniva trascinato  dalla sua forza e dal suo spirito che erano come un fiume in piena: incontenibile e potente .

 A tale proposito, voglio raccontare un piccolo aneddoto:  alla fine di una lunga cerimonia notturna tenuta all’ashram,  Satyananda distribuì prasad (cibo consacrato) a tutti i presenti.  Era notte fonda, la temperatura era molto bassa, faceva freddo e, mentre noi eravamo tutti bardati con pile, maglioni e scialli di lana, il Maestro vestiva solo un sari di seta.  Durante la distribuzione del cibo consacrato, tutti vedemmo chiaramene che Satyananda tremava come una foglia, pur senza mai interrompere la cerimonia ed anzi protraendola sino a notte fonda.  Il giorno dopo, alcuni dei partecipanti accusarono Satyananda di non essere un vero yogi, in quanto incapace di dominare la sensazione del freddo provato durante la notte appena trascorsa.  Satyananda rispose senza esitare con una disarmante semplicità : “ ma io non sono una pietra!, anche io provo le sensazioni esattamente come voi!, la differenza è che io non ne sono condizionato”.  Ecco, un altro grande elemento di fascino della figura di Satyananda:  la sua libertà da ogni condizionamento, da ogni vincolo, da ogni convenzione, la libertà assoluta cui anela il cuore di ogni uomo e che sottintende una forza altrettanto grande, capace di superare ogni limite esterno ed interiore .

Da questa libertà assoluta ed incondizionata quindi, scaturiva un’azione altrettanto libera, totalmente spontanea, immediata, non premeditata e quindi imprevedibile per una mente ordinaria come la mia, ma che rendeva il tempo trascorso con Satyananda  un’ autentica  avventura sempre nuova di cui si conosceva l’inizio ma di cui non si conosceva quando e come si sarebbe conclusa. Non esistevano programmi che non venissero sovvertiti, previsioni che non andassero deluse, percorsi pianificati che non venissero cambiati all’ultimo momento;  anche in questo caso, bisognava abbandonarsi fiduciosi al maestro e seguirlo senza dubbi, gioendo momento dopo momento della sua presenza.

Questa incontenibile forza , libera da qualsivoglia condizionamento, e questa imprevedibilità dell’azione, talvolta mettevano in difficoltà o imbarazzo gli accompagnatori , ma erano una fonte inesauribile di insegnamenti e mostravano una  visione della vita come gioco creato ,momento per momento, dalla gioia d’essere.

Incontrare Satyananda era anche l’occasione di ascoltare la verità.  Sia che si trattasse di un vero e proprio satsang (incontro con la verità),  di una gita in macchina o di un lavoro svolto assieme nei campi,  ascoltare Satyananda significava conoscere la forza della parola vera, ovvero la potenza della parola fondata sulla verità vissuta e sperimentata in prima persona dal Maestro ed impressa nelle cellule del suo essere.  Ciò di cui parlava Satyananda , non era la testimonianza colta di qualcosa appreso sui libri o ascoltato da qualcuno, ma il racconto della sua esperienza diretta!  Questo conferiva alla sua parola un potere ed una forza che esplodevano nell’animo dell’ascoltatore lasciando una traccia ed un ricordo indelebili, capaci, anche a distanza di anni, di modificare l’interiorità dell’ascoltatore stesso e di modificarne i comportamenti.

Innocente, profondissimo conoscitore dell’animo umano, puro,  totalmente libero dai condizionamenti e totalmente spontaneo nell’azione,  assolutamente vero nell’essere e nella parola,  certo, la presenza di Satyananda non passava inosservata, e chi  veniva in contatto con lui, veniva in contatto con tutto ciò, rimandone quasi sopraffatto.

Anche mio figlio Luca, che in fondo lo vide in non molte occasioni, ne ha tuttora un ricordo vivo a tal punto che ancora oggi, che ormai ha quasi 24 anni, mi chiede di tornare a fare visita all’Ashram (richiesta che non ho ancora colpevolmente esaudito ma che mi ripropongo di esaudire il più presto possibile). L’ Ashram…, autentico luogo dell’anima, oasi di pace e di silenzio, di una bellezza che tende alla perfezione, in una parola specchio del suo creatore Sri Satyananda che l’ha letteralmente creato dal nulla.

 

Eppure, tutta questa  grandezza del maestro, si esprimeva attraverso gesti semplici, ordinari, quasi anonimi. Una parola, uno sguardo, una frase, rivolti direttamente all’interlocutore, erano capaci di acquietare ansie e paure radicate da anni, di indirizzare verso nuove, inaspettate prospettive,  di consolare in momenti difficili e drammatici (come una lunga e penosa malattia). Più lo vedevo agire così, umilmente, in silenzio, mimetizzando nella normalità il suo essere straordinario, più ai miei occhi appariva nitidamente la sua incommensurabile grandezza.

Le mie contraddizioni, titubanze, e i miei dubbi,  oltre ad alcune vicende personali significative come la fine della relazione con Laura ,  e l’inizio di una nuova vita assieme a Francesca, la mia nuova compagna, Luca ed Edoardo (figlio di Francesca), mi distrassero dalla frequentazione fisica di Satyananda , la cui presenza però era sempre viva nel mio cuore ; talmente viva, che  proprio Francesca , intuendo l'importanza  che tutto ciò aveva per me per me (nonostante i miei  reiterati silenzi sull’argomento), in occasione di un nostro viaggio a Norcia, mi suggerì, cogliendomi di sorpresa,  di passare a fare visita all’ashram.  Così facemmo. Ci accolse in maniera un po’ burbera ancora una volta Piero (come la prima volta che arrivai in quel magnifico luogo), cui demmo abbastanza fastidio , visto il nostro arrivo senza preavviso esattamente all' ora di pranzo, ma tant'è…  si dovette rassegnare e, dopo averci accolto, dovette impiegare un po' di tempo per farci fare un giro  ( mentre probabilmente, dopo una mattina di duro lavoro, la zuppa fumante che lo aspettava nel piatto andava raffreddandosi). Anche in questo caso, fummo ancora una volta rapiti dalla bellezza, dalla pace e dal silenzio dell’Ashram,  che ci accolsero mostrando la bellezza del suo creatore.

Quella presenza viva nel cuore era come un urlo silenzioso il cui eco era tornato sino a me. Come definirla?

 Beh, se, con una parola, dovessi esprimere   quello che mi è rimasto dentro dall’esperienza  dell'incontro con Satyananda,  ancora una volta dovrei  usare la parola Amore :  Io di Satyananda ero innamorato!  Fu lui stesso a dirlo un giorno all’ashram mentre parlava ad un gruppo di persone raccolte davanti a Lui : interrompendo quello che stava raccontando disse, rivolgendosi a me (che lo guardavo con trasporto), “quest’uomo è innamorato di me, se io fossi una donna vorrebbe fare l'amore con me !” Tutti ovviamente sorrisero a quest'affermazione ma, per me, fu come se in quel momento Sri Satyananda  mi avesse appuntato una medaglia sul petto.  Inizialmente  questo  sentimento era naturalmente intriso dalla mia ignoranza  e si indirizzava a Satyananda come persona. Il Maestro però, intravedendo la purezza della mia intenzione ,  con delicata fermezza  rifiutò questo  atteggiamento sbagliato , indirizzandomi nel contempo  verso la giusta comprensione, così come un'amorevole madre fa con il proprio bimbo quando lo aiuta a muovere  i primi passi correggendone gli errori del movimento.

Il maestro  in realtà, non è “un altro”. Il maestro incarna il nostro sé,  la nostra autentica natura. In Lui vediamo noi stessi, ciò che siamo realmente, e di questa visione  (darshan) ci innamoriamo.   L’amore per lui, è l’amore per il nostro sé autentico. Questa è la missione e il sacrificio del maestro realizzato in vita.  Egli rimane nel mondo dualistico solo per questo motivo : diventare la rappresentazione visibile del nostra anima, della nostra natura autentica, e scatenare, attraverso l' amore verso di lui, l'amore verso la ricerca del sè'.  Questo eterno amore, dolce ed indistruttibile per la ricerca del mio se' autentico:  questo mi ha insegnato Sri Satyananda, su  di Lui piovano benedizioni senza fine.

 In lui ho visto ciò che è vero, ciò che è buono, ciò che è giusto, ciò per cui vale la pena  vivere; se ho un rammarico , è forse quello di non essergli stato abbastanza vicino e di non aver modificato la mia vita abbastanza in funzione sua   MA… IO L'HO VISTO, e questa visione imperitura fa sì che nulla potrà mai più essere come prima;  è come un seme capace di germogliare e di far sbocciare un fiore anche tra la roccia della mia ignoranza e del mio egoismo.

 

Un ultima cosa: io non credo sia mai esistito qualcuno che mi abbia amato come Satyananda.   Anche un genitore ha per il figlio un amore in fondo condizionato dalle aspettative riposte il Lui e così  è anche per l’amante verso l’amato;  per Satyananda no, il suo amore è  incondizionato, non chiede nulla in cambio ed è eterno,  è una porta sempre aperta da cui si ode questa poesia:

“Vieni, vieni. Chiunque tu sia, vieni.

Sei un miscredente, un idolatra, un pagano?  Vieni!

La nostra casa non è un luogo di disperazione;

e anche se hai violato cento volte la promessa… Vieni!”

L’unico autentico mistero è come mai una persona totalmente immeritevole come me (e la mia non è falsa modestia, ve lo assicuro), abbia avuto il privilegio immenso di incontrare una grande Anima come Satyananda, su di Lui piovano benedizioni senza fine.

 


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