Le esperienze spirituali di Atmananda con il suo Maestro Sri Rishi Satyananda

L’incontro con il re

Satyandaji era felice, si trasferì nella villetta di Selino, in mezzo al verde ed il numero di persone che lo andavano a trovare cominciò a crescere sempre di più. La gente si dissetava a quella sorgente di conoscenza che era Rishi Satyananda. E di Simone che ne era stato?

Il periodo era triste, molto triste. Mi aggiravo per la casa vuota come un fantasma. Mi mancavano mia moglie e mio figlio. Il lavoro che facevo non mi piaceva. Ero solo, tristemente solo. Andavo a trovare spesso il mio Maestro a Selino per ricevere aiuto e conforto.

Ma Satyandaji mi trattava male, senza alcuna considerazione, come se fossi l’ultimo degli ultimi.

Non avevo pace e confesso di avere più volte pensato al suicidio.

Mi aggiravo per la casa vuota piangendo spesso.

Non mi rendevo, assolutamente, conto dell’amore con cui Satyananda mi stava preparando ad un’esperienza molto importante che avrebbe cambiato la mia vita: l’incontro con il re!.

Fù un pomeriggio di mezza estate, mentre mi riposavo sul divano, verso le 15, in uno stato di dormiveglia, sentii una concentrazione fortissima in ajna-chakra, il punto tra le sopracciglia.

Ero concentrato in questo punto e premevo con tutta la forza come per rompere un guscio ed uscire. La concentrazione arrivò al massimo e ci fu un’esplosione con una luce più forte di mille soli!

Tutto durò pochissimo. Subito dopo avverti alla destra del torace come un chicco di riso infuocato che bruciava emanando una soave beatitudine.

Avevo trovato il re! L’Atman, il fanciullo Divino di cui parlano i Veda.

La sorgente della mente!

Rimasi stupefatto dell’accaduto!

Pensai a Satyanandaj ma non ero certo che questa esperienza venisse da Lui quindi decisi di andarlo a trovare ma di non dire nulla dell’accaduto.

Povero sciocco!

Quando arrivai a Selino trovai che Satyanandaji mi stava aspettando e per festeggiare aveva preparato un purè di patate e spinaci. Mi abbracciò. Il mio Gurudeva mi sussurrò all’orecchio:”ora non ci lasceremo mai più” aggiungendo “sei stato concepito ora devi nascere e crescere”.

Dopo qualche mese l’ashram di Selino venne spostato a Papiano nel Casentino in un bellissimo posto tra i boschi.

Il mio Guru mi diede il nome di Atmananda ovvero Beatitudine nell’anima.

L’esperienza era permanente e sentivo sempre in me questo piccolo fuoco da cui derivava una beatitudine indescrivibile (Ananda)

Satyanandaji, come era sua abitudine non mi diede alcuna spiegazione ma mi fece leggere il “Viveka chudamani” di Shankara con la traduzione del Maestro Raphael.

La mente cominciava ad andare sempre più in contatto con l’Atman ma non capiva che era la sua sorgente. La mente ritornava sempre a vagare, inseguendo ora un oggetto, ora un altro, non trovando pace.

Tutto questo è durato molti anni, attraverso esperienze dolorose con il distacco da Satyanandaji per diversi anni. ( distacco solo esteriore poiché il contatto interno mai si è interrotto)