Le esperienze spirituali di Atmananda con il suo Maestro Sri Rishi Satyananda

L’India

Lavoravo sempre a Milano come direttore di cancelleria.

Era il 1973  e mi trovavo in disaccordo con Satyandaji e così mi ero allontanato da Lui.

Sarebbe successo spesso.

Anche se eravamo fisicamente separati mai si sarebbe interrotto il contatto spirituale che unisce le nostre anime.

Ero, dunque, a Milano e avevo saputo che il Maestro era andato in India, come faceva quasi ogni anno per andare a trovare la Madre Divina.

Sognai Sri Ma che mi invitava ad andare in India perché voleva rivelarmi il significato dell’esistenza della vita. L’invito era allettante ma il fatto che proprio la Madre Divina mi chiamasse era straordinariamente inatteso. Tuttavia, decisi di rimanere calmo e vedere cosa sarebbe successo. Mi dissi:”E’ stato solo un sogno e poi dove vado in India? Forse qualcuno provvederà alle spese; solo allora, non esiterò a partire”. Naturalmente, ero convinto di farlo anche se la lontananza dell’india ed i suoi incredibili misteri effettivamente, mi incutevano un certo timore. I soldi non so come arrivarono e così mi decisi a partire immediatamente anche se mi rendevo conto che non sapevo dove si trovassero Satyandaji e la Madre Divina.

Inoltre, avevo solo due mesi e l’India era così lontana e così vasta che sarebbe stato difficile trovarli in un periodo così breve, dopo il quale sarei dovuto tornare a Milano per riprendere il mio lavoro.

Malgrado tutto questo, mi misi in aspettativa e partii per questo affascinante viaggio per questa terra sconosciuta. Ero solo ma mi sentivo guidato da una misteriosa forza interiore. Non so come ma arrivato in India riuscii a rintracciare la Madre e Satyandaji a Kampur nel cuore del continente indiano, dove in quel periodo, si stava svolgendo una grande festa religiosa.

Venni accolto nell’ashram e sistemato nella stessa stanza in cui dormiva Satyandaji.

Quell’arco di tempo trascorso a Kampur fu bellissimo, peccato che il mio livello spirituale non fosse così elevato da consentirmi di apprezzare pienamente l’evento raro e di buon auspicio della presenza nello stesso luogo e nello stesso tempo della Madre Divina e del Maestro. Mi è rimasto impresso per sempre nel cuore e nella mente con quanto amore e compassione la Madre Divina si prendesse cura particolarmente di Satyandaji.

Uno era il Maestro, l’altro il Discepolo, ma Maestro e Discepolo erano diventati uno e il Divino aveva giocato in modo da unirli qui su questa terra. Quando la Madre Divina aveva il Kheyal di Satyandaji, lo cercava sempre; Satyandaji, a sua volta, si prostrava davanti a Shreé Ma distendendosi lungo per terra, in segno di completo abbandono e sottomissione.

Non posso dimenticare quante attenzioni la Madre avesse per lui, quanta frutta fresca e quanti dolci arrivassero regolarmente da parte della Madre per Satyandaji.

La Madre era stata avvertita dell’arrivo improvviso di Simone e del sogno da lui fatto e aveva risposto che Simone diceva la verità parzialmente, anche se il sogno era reale: era stato Satyandaji stesso che lo aveva in realtà chiamato in India, assumendo le Sue sembianze, perché altrimenti forse Simone non sarebbe venuto in India. I giorni a Kampur trascorsero veloci in meditazioni, ascoltando bhajan e Satsang, in presenza della Madre Divina.

Satyandaji in quel periodo non stava bene fisicamente, aveva improvvisi attacchi di febbre molto alta. Non ci capivo nulla.. In uno di quei momenti in cui stava male, con febbre altissima, ebbi paura e mentalmente invocai la Madre perché accorresse subito in aiuto di Satyandaji. Sorprendentemente, erano passati solo pochi minuti dalla mia invocazione quando Shreé Ma comparve sulla soglia della stanza, seguita da un piccolo corteo di devoti. Il Maestro non stava molto bene. Qualche tempo dopo mi rivelò che era stato sulla soglia della coscienza e in quel momento avrebbe lasciato il corpo se la Madre non fosse accorsa e non lo avesse toccato nel punto in cui si congiungono le sopracciglia aiutandolo a riprendere conoscenza nuovamente.

Non potrò mai dimenticare quella scena: la Madre mi appariva graziosamente bella, i suoi occhi erano un oceano di beatitudine, sembrava un’innocente bambina intenta a giocare, piena di gioia e di assoluta purezza. Si mise anche a scherzare prendendosela con la mia barba, di color rame e molto folta che mi faceva sembrare un grosso cespuglio semovente.

Quando la Madre e il suo piccolo corteo di devoti uscirono dalla stanza, Satyandaji si era ripreso tanto bene che la prima cosa che fece fu quella di rimproverarmi perché la camera era in disordine e non avevo ancora acceso bastoncini d’incenso per rendere l’atmosfera più accogliente per la Madre.