Le esperienze spirituali di Atmananda con il suo Maestro Sri Rishi Satyananda

Primo incontro

L’incontro con Satyanandaji avvenne in un luogo difficile da immaginare, non in una comunità spirituale e neppure tramite un qualche discepolo desideroso di presentare il suo maestro.

Non nella misteriosa India, ma nella mia amata terra natale

“Ci siamo semplicemente incontrati al mare, il meraviglioso mare si Acitrezza…….in Sicilia.

A quel tempo lavoravo a Milano e mi trovavo in Sicilia in vacanza.

Quella mattina, ricordo, stavo preparandomi ad una nuotata, quando vidi passarmi davanti una figura bellissima…regale…armoniosa……..era in costume da bagno con i capelli neri molto lunghi e sciolti ed una barba foltissima e ritornava dal mare.

Il suo aspetto, il suo incedere maestoso e lieve (sembrava che camminasse senza neppure toccare terra) mi richiamò alla mente il Buddha del “ Siddharta” di Herman Hesse.

Affascinato lo seguii provando una gioia interiore indescrivibile.

Mi avvicinai a Lui, goffamente, ero molto emozionato, gli chiesi ”scusi Lei pratica yoga?”

La sua risposta fu secca e tagliente: “ io non pratico lo yoga………..la mia vita è yoga” ( unione tra anima individuale e anima universale).

Devo confessare che come primo contatto non era stato molto piacevole, tuttavia, insistetti..”può insegnarmi qualche pranayama?” (tecnica di controllo del respiro).

Mi guardò e mi incenerì con uno sguardo di fuoco e lanciò una serie di rimproveri che mi umiliarono profondamente.

E capii, subito, che non avrei dovuto fare una domanda così banale.

Ero seccato e dopo averlo, rispettosamente, salutato, mi allontanai con la convinzione che il suo aspetto era molto bello ma il suo carattere era veramente poco socievole.

E poi, pensai, che era troppo irascibile, per essere un vero esponente della filosofia yoga….

Solo in seguito avrei capito che si può essere molto calmi esteriormente ed agitati dentro…e si può essere di temperamento violento fuori, ed essere  interiormente calmi e silenti.

Nel frattempo, andai a mangiare qualcosa, cercando di dimenticare tutto, ma non era così facile.

Le parole che erano state pronunciate non erano semplice chiasso verbale, erano dardi appuntiti, che mi trafiggevano con un’energia potente.

Dopo pranzo, stavo dirigendomi verso la mia cabina, quando il mio sguardo andò a posarsi nella veranda sul mare, dove Rishi Satyananda  si riposava all’ombra.

Il primo impulso fu quello di tenere la maggior distanza, possibile, tra me e lui e di evitarlo.

Ma me ne sentii attratto magneticamente e mi mossi per raggiungerlo, di nuovo ed incontralo. Questa volta, stranamente, lo trovai gentilissimo, colmo d’amore e di compassione. Non erano due estranei che si incontravano…erano il Maestro e il suo discepolo, che continuavano a recitare, ciascuno la propria parte, come se avessero vissuto insieme, in altre incarnazioni. Era come se il destino, misterioso, avesse portato Satyandaji e Simone, insieme, su questa terra, ancora una volta.

Stranamente, da quel momento, cominciò per me, uno svelamento lento ma fiducioso di me stesso, del potere nascosto dentro di me, che ora, misteriosamente si risvegliava.

Solo un amore puro e disinteressato univa queste due anime e le univa insieme in una Coscienza Superiore.

Cominciò il vero avvicinamento di due cuori, soprattutto non dimenticherò mai, come le sue magiche parole si impressero a fuoco nella mia mente e nel mio cuore. Quello è un grande mistero.

Ricordo che, lì sulla veranda, vicino al mare, mi raccontò la favola di una tigre che, poiché la madre era stata uccisa, fu adottata da un gregge di pecore e divenuta adulta, continuò , in tutto a comportarsi come una pecora. Un giorno, una vera tigre, piombò, sul gregge e cominciò a fare una strage di ovini, quando si accorse che insieme alle pecore, che si erano date alla fuga, c’era anche una tigre. Stupefatta, pensò tra se:” come mai quella tigre fugge insieme alle pecore?”

La raggiunse, velocemente, e si accorse che essa belava invece di ruggire. Agguantandola, con i suoi artigli, la trascinò, sino ad un piccolo specchio d’acqua e, mentre la costringeva a guardare la sua immagine riflessa nell’acqua, limpida, con voce rassicurante le disse:”guardati! Tu non sei una semplice pecora…bada, tu sei una tigre….per cui, comportati come tale”.

La tigre, allevata dalle pecore e che sino ad allora, aveva creduto, erroneamente di essere una pecora, vedendo la sua immagine si risvegliò istantaneamente da un sogno e sentendosi tigre cominciò a comportarsi da vera tigre. Ovviamente aveva ritrovato se stessa, la sua vera natura ed andò via con l’altra tigre.

Anche tu mi disse Satyanandaji non sei quello che erroneamente credi di essere. Tu sei quello! (tat twam asi). Il discepolo aveva ritrovato il Maestro, il Maestro il discepolo.

La ricerca di Simone, per conoscere se stesso, riprendeva nuovamente, esattamente da dove nella vita precedente si era interrotta.